martedì 12 dicembre 2017

BANCHE CENTRALI PRIVATE... MA PRIVATE DI CHI?... IL MISTERO INSONDABILE


I soci privati delle Banche Centrali (private)
I SOCI DELLA BANCA D’ITALIA  
Gruppo Intesa (27,2%),
BNL (2,83%)
Gruppo San Paolo (17,23%)
Monte dei Paschi di Siena (2,50%)
Gruppo Capitalia (11,15%)
Gruppo La Fondiaria (2%)
Gruppo Unicredito (10,97%)
Gruppo Premafin (2%)
Assicurazioni Generali (6,33%)
Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%)
INPS (5%)
RAS (1,33%)
Banca Carige (3,96%)
privati (5,65%)
I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)
Banca Nazionale del Belgio (2,83%)
Banca centrale del Lussemburgo (0,17%) 
Banca Nazionale della Danimarca (1,72%)
Banca d’Olanda (4,43%)
Banca Nazionale della Germania (23,40%)
Banca nazionale d'Austria (2,30%)
Banca della Grecia (2,16%)
Banca del Portogallo (2,01%)
Banca della Spagna (8,78%)
Banca di Finlandia (1,43%)
Banca della Francia (16,52%)
Banca Centrale di Svezia (2,66%)
Banca Centrale d’Irlanda (1,03%)
Banca d’Inghilterra (15,98%) (Non ha l’euro)  
Banca d'Italia (14,57%)

I SOCI DELLA FEDERAL RESERVE U.S.A.
Rothschild Bank di Londra
Kuhn Loeb Bank di New York
Warburg Bank di Amburgo
Israel Moses Seif Banks d’Italia
Rothschild Bank di Berlino  
Goldman, Sachs di New York
Lehman Brothers di New York
Warburg Bank di Amsterdam
Lazard Brothers di Parigi
Chase Manhattan Bank di New York  
I personaggi qui sotto possedevano banche che a loro volta possedevano azioni della FED. Le banche elencate hanno un controllo significativo sul New York FED District, che controlla gli altri 11 FED Districts. Queste banche sono in parte possedute da stranieri e controllano la New York FED District Bank:
First National Bank di New York  
Levi P. Morton  
James Stllman National City Bank, N.York  
M.P. Pyne  
Mary W. Harnman  
George F. Baker  
National Bank of Commerce, New York  
Percy Pyne  
A.D. Jiullard  
Mrs.G.F. St. George  
Hanover National Bank, New York  
J.W. Sterling  
Jacob Schiff  
Katherine St. George  
Chase National Bank, New York  
H.P. Davidson  
Thomas F. Ryan  
J.P. Morgan (Equitable Life/Mutual Life)
Paul Warburg  
Edith Brevour T. Baker
William Rockefeller  



Da Wikipedia
La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI; in ingleseBank for International SettlementsBIS) è un'organizzazione internazionale avente sede sociale a Basilea, in Svizzera. Fondata nel 1930 in attuazione del Piano Young, essa è la più antica istituzione finanziaria internazionale[1].
Pur essendo un'organizzazione internazionale, la BRI è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un direttore generale; tuttavia, le sue azioni possono essere sottoscritte unicamente da banche centrali o da istituti finanziari designati[2]. Attualmente possiedono quote azionarie, e sono pertanto rappresentate alle sedute dell'Assemblea generale, 60 banche centrali, fra cui la Banca centrale europea.
Il principale scopo dell'organizzazione è promuovere la cooperazione tra la banche centrali. Al contempo, la BRI fornisce specifici servizi finanziari in qualità di "banca delle banche centrali" (cioè funge da banca centrale per le banche centrali che, nel mondo, sono azioniste della BRI stessa) ed opera come agente o mandataria (trustee) nei pagamenti internazionali che le vengono affidati[3]. Infine, la BRI rappresenta oggi un rinomato centro internazionale di ricerca in ambito finanziario, monetario ed economico.
Dal settembre 2015, il presidente del Consiglio di amministrazione (Board of Directors) è l'attuale governatore della BundesbankJens Weidmann. Il suo direttore generale è, dal 1° dicembre 2017, il messicano Agustín Carstens.

Storia

La Banca dei regolamenti internazionali nasce nel 1930, in ottemperanza di uno dei punti fondamentali che costituivano il piano Young. Tale piano economico si prefiggeva infatti l'obiettivo di riconsiderare e ricalibrare l'annosa questione delle riparazioni di guerra che la Germania, uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale, doveva ancora onorare nei confronti dei vincitori. A tal fine nel 1924 era già stato formulato il piano Dawes, il quale tuttavia non era riuscito a delineare con sufficiente chiarezza una regolamentazione stabile delle riparazioni di guerra.
Per questa ragione, il 7 giugno 1929, un comitato di esperti formato da due delegati per ciascuno dei governi di BelgioFranciaGermaniaGiapponeItaliaRegno Unito e Stati Uniti d'America, si riunì a Parigi e in tale occasione il piano venne accettato dal governo tedesco e fu data via libera alla fondazione della BRI. Lo statuto della banca fu stilato durante la Conferenza dei banchieri internazionali tenutasi a Baden Baden il successivo novembre, e fu ufficialmente adottata nel corso della II Conferenza dell'Aia, il 20 gennaio 1930.
Fra gli uomini che più di altri contribuirono alla costituzione della BRI si segnalano l'allora governatore della Banca d'InghilterraMontague Norman, e l'allora ministro delle finanze tedesco Hjalmar Schacht. Nel periodo 1933-45 all'interno del CdA della BRI sedettero alcuni tra i maggiori gerarchi nazisti, come Walter Funk ed Emil Puhl - entrambi condannati durante il processo di Norimberga - così come altri personaggi vicini al regime come Herman Schmitz ed il Barone von Schroeder, proprietario della Banca J.H. Stein, dove erano custoditi i beni della Gestapo. Alla fine della guerra la BRI fu accusata di aver aiutato il governo nazista nell'opera di predazione dei beni appartenenti ai paesi occupati durante la seconda guerra mondiale.
Come risultato di queste accuse, alla conferenza di Bretton Woods del luglio 1944, la Norvegia propose la "liquidazione della Banca dei regolamenti internazionali, il più presto possibile". Ciò provocò un acceso dibattito che sfociò in un palese disaccordo tra le delegazioni americana e britannica. La liquidazione della banca venne sostenuta da altri delegati europei, così come dagli Stati Uniti, ma trovò la ferma opposizione del capo della delegazione britannica John Keynes. Alla fine lo scioglimento della BRI venne approvato, tuttavia la liquidazione della banca non fu mai intrapresa. La delegazione britannica, infatti, non si arrese e, quando il presidente statunitense  Roosevelt  (favorevole alla decisione) morì nell'aprile 1945, il suo successore Harry Truman, persuaso dagli inglesi, decise di cambiare posizione e di sostenere la sospensione dello scioglimento; nel 1948 la decisione di liquidare la BRI venne poi ufficialmente rovesciata.
Rimasta in piedi, la Banca adeguò il suo statuto alla nuova situazione postbellica, in modo che tutte le banche centrali europee, comprese quelle dei paesi socialisti (con l'eccezione dell'Unione sovietica e Germania Est), decisero di aderirvi. Tra il 1962 e il 1971, l'attenzione della BRI fu posta nel coordinare le risposte alle crisi valutarie, in stretta collaborazione con il Gruppo dei dieci. Dal 1971, con la fine del sistema dei cambi fissi, focalizzò la sua missione nella vigilanza bancaria ed assicurativa.
Secondo lo statuto, rivisto per l'ultima volta nel novembre 2016[4]:
  • La BRI è una società anonima per azioni con sede legale a Basilea (artt.1 e 2)
  • Dal sito istituzionale non risulta pubblico l'elenco degli azionisti. Nello statuto sono menzionati come membri le banche centrali di BelgioFranciaGermaniaGran BretagnaItalia e Stati Uniti.
  • Il capitale sociale di 3 miliardi di Diritti Speciali di Prelievo è composto da 600.000 azioni nominative alla pari senza diritto di voto, trasferibili soltanto con l'approvazione dell'istituto ai soggetti autorizzati. Le azioni non possono essere emesse sotto la pari, conferiscono una responsabilità agli azionisti pari al loro valore nominale, non hanno diritti privilegiati. Le azioni conferiscono identici diritti di partecipazione agli utili e attività della banca, ma non danno diritto di voto.
  • Possono essere azionisti della BRI le banche centrali o gli istituti finanziari designati dal Consiglio di amministrazione (art. 15).
  • Le decisioni spettano alle banche centrali, in quanto le azioni non comportano diritto di voto (artt. 14 e 15).
  • Il Consiglio di amministrazione delibera a maggioranza, non con l'unanimità dei voti. Tuttavia, non può determinare una politica monetaria mondiale, che prevalga su quelle delle nazioni partecipanti. Le operazioni "devono conformarsi alla politica monetaria delle Banche Centrali dei Paesi interessati": le banche centrali interessate da qualunque tipo di operazione hanno diritto di veto sull'esecuzione di queste (art. 19). In questo senso, l'organizzazione è un coordinamento (paritetico) fra banche centrali
    .
  • La BRI non può prestare somme ai governi o detenere quote di imprese, o emettere moneta (art. 24).
  • La Banca (e i suoi dipendenti) godono dell'immunità di giurisdizione, e i beni dell'Istituto dell'immunità di esecuzione. L'immunità è estesa a tutto il campo penale, e ammette deroghe per specifiche rinunce dei diretti interessati o per "azioni civili o commerciali risultanti da transazioni bancarie o finanziarie".
Il comitato di Basilea, che si propone di promuovere la cooperazione in ambito prudenziale e migliorare la qualità della vigilanza bancaria, ed è all'origine della normativa di Basilea 3, è parte della Banca dei regolamenti internazionali.
I tre organi decisionali più importanti sono[5]:

Assemblea generale

Attualmente l'Assemblea generale è composta da tutte le 60 banche centrali aderenti alla BRI. Il diritto di voto nell'Assemblea è proporzionale al numero di azioni emesse nel Paese cui la Banca centrale appartiene. Le principali decisioni di competenza di quest'organo sono la distribuzione dei dividendi e dei profitti, l'approvazione del rapporto annuale e del bilancio, la revisione delle remunerazioni dei membri del Consiglio di amministrazione e la selezione degli uditori esterni.
Generalmente, l'Assemblea si tiene una volta l'anno alla fine di giugno o all'inizio di luglio.

Consiglio di amministrazione[

Il Consiglio di amministrazione della BRI è composto da un massimo di 21 membri, fra cui 6 membri di diritto (i governatori delle banche centrali di BelgioFranciaGermaniaItaliaRegno Unito e Stati Uniti), ciascuno dei quali può nominare un altro membro del consiglio della propria nazionalità. Fanno inoltre parte del Consiglio fino ad un massimo di altri nove governatori di altre banche centrali (attualmente quelli di BrasileCanadaCinaGiapponeIndiaPaesi BassiSveziaSvizzera e Banca centrale europea)[6].
È compito del Consiglio determinare la politica generale della BRI. Deve riunirsi almeno sei volte l'anno.
Il Consiglio di amministrazione elegge al suo interno un presidente ed un vicepresidente, entrambi con un mandato di tre anni.
Quelli che seguono sono i componenti del Consiglio di amministrazione della BRI al 1º dicembre 2017[7]:
  • Ilan Goldfajn, Brasília
  • Stefan Ingves, Stoccolma
  • Thomas Jordan, Zurigo
  • Klaas Knot, Amsterdam
  • Haruhiko Kuroda, Tokyo
  • Anne Le Lorier, Parigi
  • Fabio Panetta, Roma
  • Urjit R. Patel, Mumbai
  • Jan Smets, Bruxelles

Direttore generale

Il compito del direttore generale è quello di eseguire le decisioni prese dal Consiglio di amministrazione[8]. Fin dalla nascita della BRI, tranne due tutti i direttori generali sono stati europei, in gran parte francesi[9].


Da Wikipedia
La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI; in ingleseBank for International SettlementsBIS) è un'organizzazione internazionale avente sede sociale a Basilea, in Svizzera. Fondata nel 1930 in attuazione del Piano Young, essa è la più antica istituzione finanziaria internazionale[1].
Pur essendo un'organizzazione internazionale, la BRI è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un direttore generale; tuttavia, le sue azioni possono essere sottoscritte unicamente da banche centrali o da istituti finanziari designati[2]. Attualmente possiedono quote azionarie, e sono pertanto rappresentate alle sedute dell'Assemblea generale, 60 banche centrali, fra cui la Banca centrale europea.
Il principale scopo dell'organizzazione è promuovere la cooperazione tra la banche centrali. Al contempo, la BRI fornisce specifici servizi finanziari in qualità di "banca delle banche centrali" (cioè funge da banca centrale per le banche centrali che, nel mondo, sono azioniste della BRI stessa) ed opera come agente o mandataria (trustee) nei pagamenti internazionali che le vengono affidati[3]. Infine, la BRI rappresenta oggi un rinomato centro internazionale di ricerca in ambito finanziario, monetario ed economico.
Dal settembre 2015, il presidente del Consiglio di amministrazione (Board of Directors) è l'attuale governatore della BundesbankJens Weidmann. Il suo direttore generale è, dal 1° dicembre 2017, il messicano Agustín Carstens.

Storia

La Banca dei regolamenti internazionali nasce nel 1930, in ottemperanza di uno dei punti fondamentali che costituivano il piano Young. Tale piano economico si prefiggeva infatti l'obiettivo di riconsiderare e ricalibrare l'annosa questione delle riparazioni di guerra che la Germania, uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale, doveva ancora onorare nei confronti dei vincitori. A tal fine nel 1924 era già stato formulato il piano Dawes, il quale tuttavia non era riuscito a delineare con sufficiente chiarezza una regolamentazione stabile delle riparazioni di guerra.
Per questa ragione, il 7 giugno 1929, un comitato di esperti formato da due delegati per ciascuno dei governi di BelgioFranciaGermaniaGiapponeItaliaRegno Unito e Stati Uniti d'America, si riunì a Parigi e in tale occasione il piano venne accettato dal governo tedesco e fu data via libera alla fondazione della BRI. Lo statuto della banca fu stilato durante la Conferenza dei banchieri internazionali tenutasi a Baden Baden il successivo novembre, e fu ufficialmente adottata nel corso della II Conferenza dell'Aia, il 20 gennaio 1930.
Fra gli uomini che più di altri contribuirono alla costituzione della BRI si segnalano l'allora governatore della Banca d'InghilterraMontague Norman, e l'allora ministro delle finanze tedesco Hjalmar Schacht. Nel periodo 1933-45 all'interno del CdA della BRI sedettero alcuni tra i maggiori gerarchi nazisti, come Walter Funk ed Emil Puhl - entrambi condannati durante il processo di Norimberga - così come altri personaggi vicini al regime come Herman Schmitz ed il Barone von Schroeder, proprietario della Banca J.H. Stein, dove erano custoditi i beni della Gestapo. Alla fine della guerra la BRI fu accusata di aver aiutato il governo nazista nell'opera di predazione dei beni appartenenti ai paesi occupati durante la seconda guerra mondiale.
Come risultato di queste accuse, alla conferenza di Bretton Woods del luglio 1944, la Norvegia propose la "liquidazione della Banca dei regolamenti internazionali, il più presto possibile". Ciò provocò un acceso dibattito che sfociò in un palese disaccordo tra le delegazioni americana e britannica. La liquidazione della banca venne sostenuta da altri delegati europei, così come dagli Stati Uniti, ma trovò la ferma opposizione del capo della delegazione britannica John Keynes. Alla fine lo scioglimento della BRI venne approvato, tuttavia la liquidazione della banca non fu mai intrapresa. La delegazione britannica, infatti, non si arrese e, quando il presidente statunitense  Roosevelt  (favorevole alla decisione) morì nell'aprile 1945, il suo successore Harry Truman, persuaso dagli inglesi, decise di cambiare posizione e di sostenere la sospensione dello scioglimento; nel 1948 la decisione di liquidare la BRI venne poi ufficialmente rovesciata.
Rimasta in piedi, la Banca adeguò il suo statuto alla nuova situazione postbellica, in modo che tutte le banche centrali europee, comprese quelle dei paesi socialisti (con l'eccezione dell'Unione sovietica e Germania Est), decisero di aderirvi. Tra il 1962 e il 1971, l'attenzione della BRI fu posta nel coordinare le risposte alle crisi valutarie, in stretta collaborazione con il Gruppo dei dieci. Dal 1971, con la fine del sistema dei cambi fissi, focalizzò la sua missione nella vigilanza bancaria ed assicurativa.
Secondo lo statuto, rivisto per l'ultima volta nel novembre 2016[4]:
  • La BRI è una società anonima per azioni con sede legale a Basilea (artt.1 e 2).

  • Dal sito istituzionale non risulta pubblico l'elenco degli azionisti. Nello statuto sono menzionati come membri le banche centrali di BelgioFranciaGermaniaGran BretagnaItalia e Stati Uniti.
  • Il capitale sociale di 3 miliardi di Diritti Speciali di Prelievo è composto da 600.000 azioni nominative alla pari senza diritto di voto, trasferibili soltanto con l'approvazione dell'istituto ai soggetti autorizzati. Le azioni non possono essere emesse sotto la pari, conferiscono una responsabilità agli azionisti pari al loro valore nominale, non hanno diritti privilegiati. Le azioni conferiscono identici diritti di partecipazione agli utili e attività della banca, ma non danno diritto di voto.
  • Possono essere azionisti della BRI le banche centrali o gli istituti finanziari designati dal Consiglio di amministrazione (art. 15).
  • Le decisioni spettano alle banche centrali, in quanto le azioni non comportano diritto di voto (artt. 14 e 15).
  • Il Consiglio di amministrazione delibera a maggioranza, non con l'unanimità dei voti. Tuttavia, non può determinare una politica monetaria mondiale, che prevalga su quelle delle nazioni partecipanti. Le operazioni "devono conformarsi alla politica monetaria delle Banche Centrali dei Paesi interessati": le banche centrali interessate da qualunque tipo di operazione hanno diritto di veto sull'esecuzione di queste (art. 19). In questo senso, l'organizzazione è un coordinamento (paritetico) fra banche centrali
    .
  • La BRI non può prestare somme ai governi o detenere quote di imprese, o emettere moneta (art. 24).
  • La Banca (e i suoi dipendenti) godono dell'immunità di giurisdizione, e i beni dell'Istituto dell'immunità di esecuzione. L'immunità è estesa a tutto il campo penale, e ammette deroghe per specifiche rinunce dei diretti interessati o per "azioni civili o commerciali risultanti da transazioni bancarie o finanziarie".
Il comitato di Basilea, che si propone di promuovere la cooperazione in ambito prudenziale e migliorare la qualità della vigilanza bancaria, ed è all'origine della normativa di Basilea 3, è parte della Banca dei regolamenti internazionali.
I tre organi decisionali più importanti sono[5]:

Assemblea generale

Attualmente l'Assemblea generale è composta da tutte le 60 banche centrali aderenti alla BRI. Il diritto di voto nell'Assemblea è proporzionale al numero di azioni emesse nel Paese cui la Banca centrale appartiene. Le principali decisioni di competenza di quest'organo sono la distribuzione dei dividendi e dei profitti, l'approvazione del rapporto annuale e del bilancio, la revisione delle remunerazioni dei membri del Consiglio di amministrazione e la selezione degli uditori esterni.
Generalmente, l'Assemblea si tiene una volta l'anno alla fine di giugno o all'inizio di luglio.

Consiglio di amministrazione[

Il Consiglio di amministrazione della BRI è composto da un massimo di 21 membri, fra cui 6 membri di diritto (i governatori delle banche centrali di BelgioFranciaGermaniaItaliaRegno Unito e Stati Uniti), ciascuno dei quali può nominare un altro membro del consiglio della propria nazionalità. Fanno inoltre parte del Consiglio fino ad un massimo di altri nove governatori di altre banche centrali (attualmente quelli di BrasileCanadaCinaGiapponeIndiaPaesi BassiSveziaSvizzera e Banca centrale europea)[6].
È compito del Consiglio determinare la politica generale della BRI. Deve riunirsi almeno sei volte l'anno.
Il Consiglio di amministrazione elegge al suo interno un presidente ed un vicepresidente, entrambi con un mandato di tre anni.
Quelli che seguono sono i componenti del Consiglio di amministrazione della BRI al 1º dicembre 2017[7]:
  • Ilan Goldfajn, Brasília
  • Stefan Ingves, Stoccolma
  • Thomas Jordan, Zurigo
  • Klaas Knot, Amsterdam
  • Haruhiko Kuroda, Tokyo
  • Anne Le Lorier, Parigi
  • Fabio Panetta, Roma
  • Urjit R. Patel, Mumbai
  • Jan Smets, Bruxelles

Direttore generale

Il compito del direttore generale è quello di eseguire le decisioni prese dal Consiglio di amministrazione[8]. Fin dalla nascita della BRI, tranne due tutti i direttori generali sono stati europei, in gran parte francesi[9].


IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
L'FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945, quando i primi 44 stati firmarono l'accordo istitutivo e l'organizzazione nacque nel maggio del 1946. Attualmente gli Stati membri sono 189.

Storia

Il Fondo monetario internazionale fu istituito come parte degli accordi di scambio fatti nel 1944 durante la conferenza di Bretton Woods.[1] Durante la grande depressione molti paesi rapidamente innalzarono barriere verso il commercio di prodotti stranieri, nel tentativo di proteggere le proprie economie in difficoltà. Questo comportò la svalutazione delle monete nazionali e un declino del commercio mondiale.[2]. Tale rottura della cooperazione monetaria internazionale fece sentire la necessità di una supervisione. Le rappresentanze dei 45 governi che si incontrarono nel Mount Washington Hotel nella zona di Bretton Woods, New Hampshire, negli Stati Uniti, si accordarono per una cooperazione economica internazionale. I paesi partecipanti erano coinvolti nella ricostruzione dell'Europa e dell'economia mondiale dopo la seconda guerra mondiale.
Durante la conferenza di Bretton Woods c'erano due visioni diverse sul ruolo che l'FMI doveva assumere come istituzione economica globale[3]:
  • L'economista britannico John Maynard Keynes immaginava che l'FMI dovesse essere un fondo di cooperazione al quale gli stati membri potevano accedere per mantenere attive le proprie economie e l'impiego durante le crisi periodiche. Questo punto di vista era suggerito dall'azione che aveva intrapreso il governo degli Stati Uniti durante il New Deal in risposta alla grande recessione del 1930.
  • Il delegato americano Harry Dexter White immaginava un FMI che agisse più come una banca, facendo in modo che gli stati che venivano finanziati dovessero restituire il loro debito nel tempo.
Il punto di vista degli Stati Uniti di America prevalse e impostò le basi su cui sono state gestite le crisi economiche dalla seconda guerra mondiale ad oggi.[4]
Le differenze fra il progetto britannico esposto da John Maynard Keynes e quello statunitense rappresentato da Harry Dexter White riflettono una fondamentale divergenza di interessi. Il Regno Unito era preoccupato della forte disoccupazione presente negli anni venti e trenta e dal forte indebitamento dovuto a massicce importazioni dei paesi del blocco della sterlina durante la guerra, gli Stati Uniti invece, potevano vantare grossi crediti e gran parte delle riserve auree.[5]

Struttura del Fondo FMI

La struttura del Fondo è tripartita, per cui gli organi principali sono:
  • il "Consiglio dei governatori" (Board of Governors) a composizione plenaria;
  • il "Consiglio esecutivo" (Executive Board), composto dai 24 direttori esecutivi (Executive Directors)
  • il "Segretariato", guidato dal direttore operativo (Managing Director).
Il Consiglio dei governatori si riunisce di norma una volta l'anno ed è rappresentato dai Ministri dell'Economia, i cui sostituti sono i rappresentanti delle Banche Centrali. Esercita tutti i poteri che gli sono conferiti dal Fondo, che possono essere delegati al Consiglio esecutivo, ad eccezione dei seguenti: ammissione dei nuovi membri, adozione degli emendamenti allo statuto del FMI, aumento delle quote e allocazione dei diritti speciali di prelievo (mezzo di pagamento emesso dal FMI e distribuito agli stati membri, non sottoposto a politiche di condizionalità per cui non sono richieste ai membri misure da rispettare).
Il Consiglio Esecutivo adotta la decisione di conferire assistenza ai membri e conduce la sua attività su scala costante nel tempo. 5 direttori sono nominati dai 5 Stati che detengono la quota maggiore (Stati UnitiGiapponeCina, Germania e Regno Unito)
Il Segretariato è composto da funzionari che agiscono in nome dell'organizzazione, di conseguenza hanno l'obbligo di indipendenza rispetto agli stati. La presidenza del Segretariato è affidata al direttore operativo, il Managing director, il quale influisce in modo determinante nello stabilire l'ordine del giorno e viene eletto dall'Executive Board.
L'FMI dispone di un capitale messo a disposizione dai suoi membri e il voto all'interno dei suoi organi è ponderato (weighted vote system) a seconda della quota detenuta. Questo fa sì che, considerato che per prendere le decisioni più importanti sono necessarie maggioranze molto alte (i 2/3 o i 3/4 dei voti), gli Stati Uniti e il gruppo dei principali Paesi dell'Unione europea si trovano di fatto ad avere un potere di veto, presi singolarmente (nel caso della maggioranza dei 3/4) o insieme (maggioranza dei 2/3).


Ripartizione delle quote e dei voti (al luglio 2016)

Stato membro dell'FMI
Quota: milioni
Quota%
Governatore
Sostituto Governatore
Numero voti
Percentuale di voto
82,994.2
17.68[6]
831,396
16.73
30,820.5
6.56
Haruhiko Kuroda
309,659
6.23
 Cina
30,482.9
6.49
306,283
6.16
26,634.4
5.67
267,798
5.39
20,155.1
4.29
François Villeroy de Galhau
203,005
4.09
20,155.1
4.29
203,005
4.09
15,070.0
3.21
152,154
03.06.00

L'anno scorso (12 novembre 2016) abbiamo presentato regolare querela denuncia presso tutte le Procure della Repubblica italiane sui fatti qui descritti... staremo a vedere gli sviluppi... intanto rendiamo pubblico quello che più recondito non potrebbe essere ...e che tiraneggia tutti i cittadini italiani, europei, mondiali... Uno strozzinaggio mondiale che rende schiavi tutti i popoli e che ci attanaglia in questa lenta agonia di questa interminabile recessione economica, morale, sociale, politica....

E' stato per la prima volta reso pubblico l’ipotizzato reale assetto di controllo di Bankitalia Spa e l’ipotizzato  sistema che si è venuto  a creare dal 1992 in Italia , a causa del decreto legislativo n.
481 del 14 dicembre 1992 che ha abolito in Italia la separazione tra banche di prestito e banche speculative, per effetto del quale le banche commerciali in Italia a partire dal 1992 hanno iniziato a creare l’importo dei mutui ipotecari con un clic elettronico.

Le conseguenze devastanti per le generazioni seguenti sono state che :
  1. L’intero importo delle rate via via restituite dai mutuatari è divenuto intero guadagno per la banca, non dovendo più la banca commerciale restituire le quote capitali ad alcuno, al quale, prima del 1992, la banca commerciale, era costretta a restituirle dalla Legge bancaria mussoliniana del 1936, che aveva imposto fino al 1992, alla banca commerciale di raccogliere per poi prestare.
In sostanza dal 1992 per effetto di un ignobile decreto legislativo, pertanto in quanto tale, mai passato al vaglio di un Parlamento democraticamente eletto, le banche commerciali in Italia si sono auto-trasformate da intermediari del credito a creatori del denaro, a creatori dei prestiti, così violando l’autorizzazione all’attività bancaria non esistendo in Italia un Albo dei creatori del denaro, nè un’ autorizzazione in tal senso . 
  1. Le quote capitali delle rate via via restituite a partire dal 1992  dai mutuatari
italiani,   sembrerebbe siano  state eluse al fisco italiano da alcune  banche commerciali e
sembrerebbe siano fuoriuscite in modo occulto dal territorio dello Stato italiano in quanto
tali  banche commerciali in Italia a partire dal 1992 hanno iniziato ad eseguire nella propria
contabilità di partita doppia una scrittura contabile in corrispondenza e contestualmente, ossia
in pari data e di pari importo ad  ogni prestito concesso,  

CREDITI ALLA CLIENTELA  A    DEPOSITI DELLA CLIENTELA

facendo in questo modo figurare l’importo concesso in credito ed accreditato con un clic elettronico sul conto corrente del cliente, come se il cliente avesse effettuato un deposito prendendo i soldi da casa propria o dalla cassa della sua impresa.

Il devastante effetto di tale INIZIALE scrittura di partita doppia effettuata dalla banca in corrispondenza di ogni mutuo concesso  è che quando il mutuatario restituisce via via le rate, le quote interessi vengono correttamente imputate dalla banca commerciale trai ricavi nel suo bilancio, mentre le quote capitali, per la comune ragioneria, non trovano più collocazione nel bilancio della banca e pertanto, tramite conti di transito, confluirebbero via via, eluse al fisco italiano e sottratte all’economia nazionale, in stanze di compensazione internazionale e da lì confluirebbero in una decina di hedge fund speculatori stranieri, venditori ossia allo scoperto (vendono azioni senza possederle, ma prendendole in prestito).

Operazioni che, attraverso interposte persone fisiche, in realtà studi legali che rappresentano al voto gli hedge fund stessi, hanno via via occultamente assunto il controllo di voto delle maggiori banche commerciali italiane (intesa, Unicredit, Carsibo, Carige, BNL) e pertanto hanno indirettamente assunto tali hedge fund speculatori anche il controllo di voto in Bankitalia Spa in cui le sopradette cinque banche  commerciali, insieme alle rappresentate INPS ed Assicurazioni Generali, hanno la matematica maggioranza di voto (265 voti su 529), all’insaputa di Presidenti e dei membri del CDA delle banche commerciali stesse ed all’insaputa del Governatore di Bankitalia Spa e dei membri del Consiglio Superiore di Bankitalia Spa. 

Casualmente una di queste stanze di compensazione, Euroclear, con sede in Belgio, risulta essere di proprietà di Jp Morgan. 

CONSIDERAZIONI, RILEVAZIONI E VALUTAZIONI

Art.  1 della Costituzione italiana:   L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro
Con questo occulto assetto al voto di Bankitalia Spa , le società bancarie, i cui soci occulti sono gli stessi hedge fund soci occulti delle multinazionali industriali, acquistano a prezzi stracciati, dopo che gli hedge fund stessi le hanno fatte cadere in borsa con vendite allo scoperto su cui 
Consob nè Bankiatlia Spa hanno possibilità di vigilare (impedito dal loro Statuto), pezzi strategici della industria nazionale e dopo averne acquisito il know- how, de-localizzano la produzione in paesi a basso costo della manodopera, creando perdita di posti di lavoro in Italia (tasso di disoccupazione 13%, il secondo più elevato dell' area Euro ).  
(ipotizzato Attentato alla Costituzione dello Stato).

 Art. 47 della Costituzione italiana:  "La Repubblica controlla il credito" . Con questo assetto al voto di Bankitalia Spa,  vien di fatto invece impedito alla Repubblica Italiana il controllo del credito 
(ipotizzato Attentato alla Costituzione dello Stato) 

 Art. 47 della Costituzione italiana : " La Repubblica incoraggia e tutela  il risparmio in tutte le sue forme  ..e .favorisce l‟accesso del risparmio popolare alla proprietà  dell'abitazione " 
Con questo occulto assetto al voto della Banca Centrale Nazionale (Banca d'Italia) viene di fatto impedito la tutela del risparmio. 

Il 31/12/2016 e nel 2017 scadono rispettivamente 100 miliardi di euro e 200 miliardi di euro di  obbligazioni emesse dalle banche italiane e sottoscritte per il 70% da famiglie  italiane, obbligazioni che con la regola del  bail -in . saranno convertite in azioni delle banche stesse , azioni quotate oggi anche meno di mezzo euro (Carige, Mps, BPM,...) o circa due Euro (Intesa , Unicredit, Popolare). 

Altri 5 milioni di italiani pertanto tra fine 2016 ed il 2017 perderanno quasi totalmente i propri risparmi. Con questo occulto assetto  al voto di Bankitalia Spa non è ovviamente tutelato ne il risparmio , ne l'accesso del risparmio alla proprietà dell'abitazione, ossia vengono violati con
questo occulto assetto al voto di Bankitalia Spa i dettati (tutela risparmio e proprietà dell'abitazione), cardine  della Costituzione. 
(ipotizzato Attentato alla Costituzione dello Stato) 

È certo che Presidenti e membri del CDA delle banche commerciali dal 1992, che Governatori di Bankitalia  Spa e membri del Suo Consiglio Superiore dal 1992, non fossero consapevoli del reale assetto di  controllo delle rispettive banche? Mah!!!

In ogni caso è soltanto da Maggio 2014 che nel proprio verbale di approvazione del bilancio le banche commerciali (Unicredit, Intesa, Carige, Bnl, Carisbo ..) sono obbligate dalla Consob a rendere pubblici anche i delegati ed i deleganti al voto ed i loro dati aggregati. Trattandosi di decine di miliardi di azioni emesse è non confutabile che sia il Governatore di Banca d' Italia che il Consiglio d'amministrazione di Banca d'Italia fossero rimasti  all'oscuro fino a Maggio 2014 che nel capitale di queste banche commerciali azioniste di maggioranza di Banca d'Italia si fossero insinuati, attraverso interposte persone fisiche, in realtà studi legali (Angelo Cardarelli in Unicredit e Giulio Trevisan in Banca Intesa) una decina di hedge fund speculatori anglo-americani, ma in gran parte (Vanguard, State Street, Black Rock, Black Stone ) di origine caucasica, degli Stati separatisi dalla Repubblica Sovietica  nel 1991.

È certo pertanto che anche i Presidenti e i membri del CDA di Unicredit, Intesa, Carige, Carisbo e Bnl siano rimasti all'oscuro che nel loro capitale si fossero insinuati a partire dal 1992 questa decina di hedge speculatori anglo-americani e di origine caucasica che ne hanno assunto rapidamente fino all'80% circa della partecipazione azionaria e di voto. Di questo 80%,  circa un 60% del rispettivo capitale sociale è stato pertanto occultato, presumibilmente sin dal 1992 a
maggio del  2014, in  queste interposte persone fisiche in realtà studi legali che rappresentano al voto gli hedge fund.

Prima di Maggio 2014 sarebbe risultato obiettivamente impossibile a Presidenti, Governatori e membri dei Consigli d’amministrazione conoscere il reale assetto di controllo delle proprie banche non disponendo di un software imposto soltanto a partire dal 2013 alle banche commerciali dall’obbligo impartito dalla  CONSOB di indicare in bilancio le partecipazioni superiori al 3%. 

Impossibile pertanto che prima del Maggio 2014 per il Presidente di una di queste  banche commerciali o per i rispettivi membri del CDA scoprire chi in realtà detenesse le  azioni della propria banca, non vigendo ancora l'obbligo CONSOB di comunicazione dei dati aggregati  nel bilancio pubblicato nel 2014 (per quanto riguarda il bilancio anno 2013). Intesa ha emesso per esempio  numero 17 miliardi di azioni, Unicredit numero 6,2 miliardi di azioni : impossibile incrociare i dati ed aggregarli in delegati e delegati se non si dispone, a monte, di un software all’uopo imposto. 

Impossibile individuare il proprio assetto di controllo a prima vista anche dopo l’avvenuta, nel 2014, aggregazione dei dati per ogni singolo delegato e per ogni singolo delegante, in quanto sia in Unicredit che in Intesa sembrerebbe che volutamente, o per mero errore, sia stato variato di pugno il prospetto riepilogativo dei delegati al voto del Verbale di Approvazione del Bilancio dell'anno 2013: come si può notare (n. 2 ALLEGATI Cardarelli Angelo ) sia in Unicredit che in
Intesa in corrispondenza rispettivamente di Angelo Cardarelli che di Giulio Trevisan nella decina di pagine che costituiscono l'elenco dei delegati  al voto e dove viene indicato in corrispondenza di
ogni delegato il numero di entità finanziarie rappresentate ed il n. di azioni rappresentate da ogni delegato, compare che entrambi  rappresentino al voto n. 1991 (!) entità finanziarie straniere (in realtà concentrate in una decina di hedge fund anglo americani e caucasici) e da questo frontespizio, che non sembra battuto con personal computer ma con una macchina da scrivere, emerge che Unicredit ed Intesa non abbiano indicato la cifra corretta del n. di azioni da essi delegati Cardarelli e Trevisan rappresentate, in entrambi i casi Unicredit ed Intesa , in corrispondenza, rispettivamente di Cardarelli e Trevisan, dimenticano infatti  tre cifre. 

Quando nel maggio del 2014 qualcuno mise on- line il Verbale di Approvazione del Bilancio di Unicredit composto da centinaia di pagine, fu finalmente possibile leggere tutto ed essendo rimasti insospettiti dal fatto che non derivasse da un foglio di calcolo tipo excel o comunque in formato informatico,….,  ma fatto manualmente… (una parte del verbale appariva scritta con macchina da scrivere) e quindi facilmente mistificabile, furono fatti i calcoli.

Con enorme sorpresa fu scoperto che dal totale n. di azioni rappresentate dai delegati , mancassero nel caso…. per esempio di Unicredit, numero 2 miliardi di azioni.

Si è allora controllato nelle pagine successive i deleganti per ogni delegato di Unicredit e con enorme sorpresa è risultato che Angelo Cardarelli non rappresentasse numero 1,8 milioni di azioni (n. 1.881.969,05) ma numero 1,8 miliardi di azioni (1.881.969.051) quindi oltre metà del capitale sociale di Unicredit, che all'epoca come si evince dal Verbale di Approvazione del bilancio stesso aveva emesso n. 3,2 miliardi di azioni . 

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E VERIFICARE PURE
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Inoltre avendo analizzato i mutui di Monte Paschi Siena sottoscritti da MPS con innumerevoli mutuatari a rata sempre uguale ( i cd mutui affitto ) che convengono alla banca soltanto in una prospettiva di tassi in rialzo,questi non quadravano, come non quadrava anche che Intesa , Unicredit , BNL e Carige stessero piazzando nel medesimo periodo ad ignara clientela derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala.

Sorse pertanto il dubbio che MPS fosse stata esclusa dalla maggioranza decisionale di Bankitalia Spa, infatti MPS dalle indagini compiute da alcune Procure tuttora in corso, risultava essere una
banca che potrebbe essere stata truffata da banche terze (straniere, Nomura, deutsche bank,..) attraverso  derivati che le hanno causato una perdita di bilancio di circa 4 miliardi di euro.

È stato allora letto tutto lo Statuto di Bankitalia Spa per cercare di capire come Bankitalia dal 1992 avesse statuito gli sbarramenti al voto e fu pertanto trovata tale clausola, di totali quattro righe,  tra le innumerevoli pagine del Suo Statuto, clausola che stabilisce gli sbarramenti al voto, ossia la clausola che assegna ad ogni banca azionista di Banca d'Italia dal 1992 un determinato diritto di voto in base alla quote azionarie possedute in Banca d'Italia stessa. Con grande sorpresa emerse che Intesa, Unicredit, Carsibo, Carige e Bnl,- che sono lo banche che risultano essere state insinuate, attraverso interposte persone fisiche in realtà studi legali, da una decina di hedge fund speculatori stranieri venditori allo scoperto (vendono senza possedere i titoli),-detenessero 265 voti su 529 (compresi  i voti di Ass. Generali ed Inps che per la stessa clausola dello Statuto di Banca d'Italia risultano rappresentate al voto da una delle suddette cinque banche), e che la maggioranza di voto in Bankitalia Spa risultasse essere evidentemente controllata da due emeriti sconosciuti a nome di dr. Angelo Cardarelli e dr.Giulio Trevisan in realtà detenuta da una decina di hedge fund speculatori stranieri, il che oltre ad essere una cosa inammissibile in quanto costituisce l'unico caso al mondo di Banca Centrale nazionale controllata in realtà da una decina di hedge fund speculatori stranieri, integra  ipotesi di attentato alla Costituzione dello Stato e tutto ciò si è certi che sia obiettivamente avvenuto fino a Maggio 2014, dopo Maggio 2014 se i Presidenti delle banche, il Governatore di Banca d’Italia e i membri dei rispettivi Consigli d’amministrazione avessero avuto soltanto l’accortezza di
svolgere i calcoli suddetti, tuttociò non sarebbe avvenuto “all'insaputa” dei Governatori di Bankitalia Spa, dei membri del CDA di Bankitalia Spa, dei Presidenti di Unicredit, Intesa, Carige, Bnl, Carisbo, Inps, Assicurazioni di Generali ed “all'insaputa” dei rispettivi membri del CDA”. 

Per questo motivo si ritiene che trattasi  di ipotesi di reati commessi da soggetti esteri (?), comunque in compartecipazione con italiani, hedge fund speculatori, che si ipotizza siano usciti ed entrati dalle sopracitate cinque banche commerciali italiane, già quattro volte negli ultimi 24 anni in corrispondenza di ogni ciclico, ogni circa 7 anni, crollo della Borsa di Milano, nel 1994, nel 2001, nel 2008 e nel 2016. Per la precisione gli hegde fund sono usciti dalle cinque banche commerciali
italiane sopracitate alla fine di ogni bolla settennale, dopo averne  pompato le azioni per circa un anno, facendosi, verso la fine della bolla precedente, liquidare le azioni quando ossia le azioni delle banche commerciali suddette avevano, per l’effetto del pompaggio (acquisti allo scoperto) una quotazione elevata e pertanto liquide. 


Questa fuoriuscita di capitale dalle banche ha provocato ad ogni ciclo, ovviamente una riduzione dell’indice di patrimonializzazione (Capital Tier 1) delle banche commerciali italiane stesse che sono  diventate immediatamente più rischiose e quindi attaccabili dagli stessi hedge fund appena fuoriusciti da esse banche. Da questo momento in poi per circa un anno gli hedge fund hanno eseguito, in corrispondenza di ogni ciclo, continue vendite allo scoperto al fine di  farne crollare via via il corso.

Media mainstream hanno occultato le chiusure delle vendite allo scoperto come rally (= rialzi) di borsa avvenuti a seguito di ipotizzate artefatte notizie quali p.e “lontano l’accordo OPEC” = vendite allo scoperto nella notte precedente sfruttando i fusi orari tra borse, facendo invece credere che le vendite delle azioni  fossero avvenute il mattino seguente a Borsa di Milano aperta. 
Vicino l’accordo OPEC”= rally di borsa nei giorni successivi, rialzo invece dovuto esclusivamente alle operazioni di chiusura (=acquisto titoli) delle vendite allo scoperto.

Gli hedge fund sono sistematicamente poi rientrati nelle banche commerciali italiane all’inizio delle bolla settennale successiva così acquistandone  le azioni a prezzi stracciati, ossia ai prezzi che essi stessi hedge fund avevano fatto crollare con studiate continue vendite allo scoperto.
Sembrerebbe che sia seguito, nell’effettuare queste operazioni allo scoperto, l’anno solare,  per ragioni di bilancio.


In conclusione , per circa 6 anni su 7 circa , ogni sette anni , dal 1994, questi hedge fund speculatori sembrano aver potuto  assumere in modo occulto il controllo delle prime cinque banche commerciali italiane e pertanto anche di Bankitalia.